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Visite guidate ed eventi al Villaggio Morelli: stagione estiva 2013

locandina 18-06-13 def.

Apri il pieghevole con gli itinerari e i luoghi di maggior interesse: brochure_18-06-13 per web

L’acqua, un esercizio di lettura epocale

Luisa Bonesio

SPARTIACQUE


“La cosa più molle al mondo si precipita contro la cosa più dura al mondo. Niente al mondo è più molle e debole dell’acqua; ma nell’avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla. Senza sostanza, essa penetra in ciò che non ha interstizi. La cosa diventa facile per essa grazie a ciò che non esiste.
Così io so che il Non-agire ha il sopravvento”
.

Lao-Tzu, Tao-tê-ching, XLIII.

Sentieri interrotti dalla furia dei torrenti e ponti rimasti senza fiume

Alla natura pietrosa e immota della montagna sembra fare da complemento, ma anche da antitesi simbolica, quella scorrente e fluida delle acque: in realtà, nel destino storico delle regioni di montagna, fra intelaiatura rocciosa e scorrere di acque si è mostrata una coappartenenza che va aldilà dell’ovvio dato geomorfologico. Intanto: per indicare una frontiera, l’immagine dello spartiacque è molto più che una metafora. Le acque con il loro defluire, tracciano confini e individuano regioni: basta pensare alla formazione stessa di una valle, e a come questa coappartenenza profonda di luogo e di acque si trovi ancor oggi in moltissimi toponimi, particolarmente nelle aree di montagna. Dopo l’alluvione del 1987 in Valtellina, probabilmente, la prima connotazione simbolica delle acque montane che balza alla mente è quella della distruttività: pioggia, infiltrazioni nel terreno instabile, frane, creazione improvvisa di nuovi tracciati di fiumi, di laghi e acquitrini. Eppure basterebbe osservare il paesaggio di una valle, con i suoi innumerevoli conoidi e rovinacci, per comprendere che, ad allearsi distruttivamente con la furia delle acque, e a renderla possibile, spesso è proprio un aspetto della montagna che inconsciamente rimuoviamo, appunto in quanto apparentemente non omogenea al simbolismo roccioso: la instabilità della roccia. Le montagne possono fendersi e divallare, scendere “come” le acque. Le generazioni andate ne possedevano una precisa consapevolezza, che si può leggere nella disposizione dei paesi e delle antiche vie di comunicazione. Oggi, perduta in gran parte questa consapevolezza, sembra che l’acqua rappresenti solo una minaccia potenziale, da cui occorre difendersi, con opere cementizie che stanno arrecando gravi danni al paesaggio. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 18 settembre 2010 da geofilosofia in Acqua

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