Acque di Valtellina

Marco Vitale

ACQUE DI VALTELLINA, RIVISITATE

Chiare, fresche e dolci acque.
Francesco Petrarca

Qualche anno fa mi è capitato di studiare, con una certa profondità, il sistema delle acque di Valtellina, soprattutto dal punto di vista delle implicazioni economiche dell’utilizzo idroelettrico di tali acque.
Quest’anno, approfittando di un non breve soggiorno in Valtellina ho sentito l’esigenza di rivisitarne il tema e riassumo qui il risultato di tale rivisitazione.

(a) Le origini del Far West
La Valtellina è ricchissima di corsi d’acqua di ogni tipo. Il principale corpo idrico della Provincia di Sondrio è il fiume Adda che con i suoi 313 Km di corso è il più lungo affluente d’acque del Po, con una portata media alla confluenza inferiore solo a quella del Ticino. Questa ricchezza d’acqua fu benefica ma anche malefica, perché numerosissime furono le piene e le inondazioni che colpirono la Valle. A metà dell’800 Venosta scrisse che in Valtellina gli uomini e le acque si disputano il territorio. Fu quindi logico che le società elettriche sviluppassero forti impianti idroelettrici in Valtellina, più o meno a partire dagli anni ’30 del secolo scorso. Anche questo con tanti effetti positivi e qualche effetto negativo. Ma se vogliamo sintetizzare in una immagine la gestione delle acque in Valtellina, nel corso di tutto il ‘900 l’espressione più appropriata è : Far West. Questa espressione che mi è venuta spontanea osservando i comportamenti nel lungo periodo dei “padroni” delle acque valtellinesi è, per straordinaria coincidenza, uguale a quella usata da Vandana Shiva, la scienziata indiana che più si è battuta per i diritti idrici, che parla di economia dei cowboy e che ha detto: “la creazione di un mercato non gestito della collettività ci riporta al Far West; la democrazia si fonda su questo bene comune”. In Valtellina i concessionari ricchi, potenti, competenti, organizzati, hanno sempre fatto quello che volevano con amministrazioni pubbliche, deboli, ignoranti, succubi e, talora, corrotte. Come nel Far West dove i grandi e forti allevatori facevano quello che volevano, costruivano ma depredavano, creavano ma spogliavano chi non stava con loro, e sterminarono gli indiani. E se qualcuno si metteva per traverso lo ammazzavano o lo facevano ammazzare dallo sceriffo corrotto. Intendiamoci: l’epopea della creazione dell’industria idroelettrica in Valtellina (che di vera e propria epopea si tratta) è, nell’insieme, un’epopea con bilancio positivo . Le imprese idroelettriche hanno investito, hanno creato, negli anni dei cantieri, molti posti di lavoro, hanno contribuito a imbrigliare le selvagge acque che precipitando dai monti creavano, con grande frequenza, rovinose inondazioni. Hanno contribuito alla modernizzazione della Valle. Ma si sono anche portate via un ritorno incredibile che continua e che, con il passare degli anni, diventa sempre più alto. E non hanno avuto riguardo per niente e per nessuno, che non fosse il loro massimo profitto, sacrificando ambiente, ecologia, portata dei fiumi, rispetto degli altri utilizzatori della preziosa risorsa idrica. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 30 settembre 2010 da geofilosofia in Acqua

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Acqua, paesaggio, governance del territorio

Luisa Bonesio

L’IMPATTO PAESAGGISTICO DEL PRELIEVO DELLE ACQUE IN PROVINCIA DI SONDRIO


1. Posizione metodologica della questione

1.1 Per affrontare il problema del prelievo delle acque nella Provincia di Sondrio e valutare opportunità o inopportunità di ulteriori concessioni, è necessario delineare preliminarmente un quadro di riferimenti concettuali, oggi largamente condivisi a livello mondiale, in cui contestualizzare la questione Anche il caso specifico in oggetto, infatti, non è che una fattispecie di una questione globale, la cui urgenza ineludibile impone di non fare ricorso solo ad analisi – peraltro indispensabili – condotte in termini quantitativi e astratti da contesti di riferimento più ampi, ma di rendersi consapevoli dell’inserimento di questa problematica in un orizzonte più ampio, tanto a livello dei nessi oggettivi e sistemici che rimandano a una complessa pluralità di elementi, quanto a livello dei significati culturali, identitari e immateriali, e da ultimo a livello delle ricadute in una serie di altri ambiti, di rilevanza economica, comunitaria e comunicativa (turismo). Leggi il seguito di questo post »

L’acqua, un esercizio di lettura epocale

Luisa Bonesio

SPARTIACQUE


“La cosa più molle al mondo si precipita contro la cosa più dura al mondo. Niente al mondo è più molle e debole dell’acqua; ma nell’avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla. Senza sostanza, essa penetra in ciò che non ha interstizi. La cosa diventa facile per essa grazie a ciò che non esiste.
Così io so che il Non-agire ha il sopravvento”
.

Lao-Tzu, Tao-tê-ching, XLIII.

Sentieri interrotti dalla furia dei torrenti e ponti rimasti senza fiume

Alla natura pietrosa e immota della montagna sembra fare da complemento, ma anche da antitesi simbolica, quella scorrente e fluida delle acque: in realtà, nel destino storico delle regioni di montagna, fra intelaiatura rocciosa e scorrere di acque si è mostrata una coappartenenza che va aldilà dell’ovvio dato geomorfologico. Intanto: per indicare una frontiera, l’immagine dello spartiacque è molto più che una metafora. Le acque con il loro defluire, tracciano confini e individuano regioni: basta pensare alla formazione stessa di una valle, e a come questa coappartenenza profonda di luogo e di acque si trovi ancor oggi in moltissimi toponimi, particolarmente nelle aree di montagna. Dopo l’alluvione del 1987 in Valtellina, probabilmente, la prima connotazione simbolica delle acque montane che balza alla mente è quella della distruttività: pioggia, infiltrazioni nel terreno instabile, frane, creazione improvvisa di nuovi tracciati di fiumi, di laghi e acquitrini. Eppure basterebbe osservare il paesaggio di una valle, con i suoi innumerevoli conoidi e rovinacci, per comprendere che, ad allearsi distruttivamente con la furia delle acque, e a renderla possibile, spesso è proprio un aspetto della montagna che inconsciamente rimuoviamo, appunto in quanto apparentemente non omogenea al simbolismo roccioso: la instabilità della roccia. Le montagne possono fendersi e divallare, scendere “come” le acque. Le generazioni andate ne possedevano una precisa consapevolezza, che si può leggere nella disposizione dei paesi e delle antiche vie di comunicazione. Oggi, perduta in gran parte questa consapevolezza, sembra che l’acqua rappresenti solo una minaccia potenziale, da cui occorre difendersi, con opere cementizie che stanno arrecando gravi danni al paesaggio. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 18 settembre 2010 da geofilosofia in Acqua

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Il paesaggio come dimensione educativa


Angelo Marino

EDUCARE AL PAESAGGIO E ATTRAVERSO IL PAESAGGIO


1  Premessa

Questo titolo fa riferimento ai contributi di alcuni autori al libro Ritrovare i segni, rinnovare i significati. In particolare fa riferimento al saggio monografico di Benedetta Castiglioni Educare al paesaggio[1]. «Oltre che educare al paesaggio, scrive la Castiglioni, risulta particolarmente interessante e ricco di potenzialità anche educare attraverso il paesaggio: l’osservazione e lo studio dei paesaggi possono aiutare a sviluppare abilità e competenze in ambiti diversi, possono favorire l’acquisizione di contenuti interdisciplinari e di metodologie di studio, possono far emergere componenti importanti nella formazione dell’individuo, coniugando la dimensione della razionalità con quella della sensibilità […]» (p. 18).

Devo anche premettere che, sviluppando e approfondendo questo tema, che ritengo cruciale per l’Educazione alla cittadinanza dei minori come degli adulti – e per restare nello spirito e nella lettera della Convenzione europea del paesaggio, che è il punto di riferimento costante della Castiglioni e di chi scrive –, ho avvertito l’esigenza di andare ben oltre gli spunti iniziali forniti dalla Castiglioni nel citato testo Educare al paesaggio e credo di avere focalizzato altri “attraversamenti epistemologici” e percorsi di riflessione finalizzati ad una autentica e concreta Educazione al paesaggio e attraverso il paesaggio[2].

2 Dalla polisemia delle rappresentazioni all’unisemia dei significati

Occorre innanzitutto fare chiarezza su un punto essenziale: la molteplicità di significati e definizioni che comunemente vengono attribuiti al paesaggio. Franco Zagari in un significativo volumetto[3] ne ha raccolto ben 48! Ritengo che bisogna (e che sia possibile) uscire da questo labirinto – assolutamente paralizzante per chi vuol fare Educazione geografica, per indicare praticabili vie d’uscita alle emergenze attuali e per fare della geografia «una forma dell’azione sociale» capace di innescare «cambiamenti concreti»[4] –, e che l’unico modo per farlo sia quello di partire dallo strato più superficiale, quello visibile e inconfondibile, del paesaggio locale, a grande scala, e da qui procedere ai vari gradi ed estensioni di non immediata visibilità, di ordine naturale, culturale, storico e simbolico[5]. Sul piano didattico – è ciò che qui interessa – ritengo sia questa la strada maestra e più lineare per passare dalla polisemia delle rappresentazioni all’unisemia dei significati e raggiungere la totalità espressiva del paesaggio stesso.

Il processo di rielaborazione concettuale della geografia comincia proprio dal suo essere “scienza dei luoghi”. «La geografia come scienza del paesaggio, scriveva Gambi già nel 1956, è là che mostra la sua vitalità e la sua ricchezza, precisamente per il fatto che si adegua in pieno alla cultura dei nostri tempi»[6]. Ed è grazie a questa sua inequivocabile concretezza – al suo essere “là” – che il locale vive al riparo dalla aleatorietà e dispersività del globale e assurge al rango di documento primario del geografo.

Il paesaggio come palinsesto temporale e volto visibile dell’interazione di cultura e natura richiede dunque un’attenta lettura storico-filologica che sappia cogliere, al di là dell’immagine che si mostra immediatamente, la sua vera forma che non sempre traspare con altrettanta immediatezza. «Se il paesaggio è pensabile come espressività e volto, scrive Luisa Bonesio, esso sarà forma, più che immagine; impronta o conio, più che superficie senza spessore dell’impressione soggettiva, e richiede un approccio morfologico»[7]. Per poter cogliere l’oggettività del paesaggio, la sua totalità espressiva – «tutta la sua densità epistemologica e ontologica» –, non bisogna quindi abbandonare il piano della percezione visiva, ciò che il paesaggio visualmente mostra di sé; bisogna situarsi su questo piano e da qui procedere ai «vari gradi e estensioni di non immediata visibilità (o non immediata visibilità), di ordine naturale, culturale, storico e simbolico» (Bonesio). Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 17 settembre 2010 da geofilosofia in Paesaggio

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La bellezza ci salverà. La forza risanatrice del bello in un’architettura straordinaria

Domenicale art. Morelli

Padiglione servizi, Villaggio Morelli. Copyright Caterina Resta 1992

Fai il pieno di cultura – Programma Alta Valtellina 24-25-25 settembre 2010

Fai il pieno di cultura Alta Valle 2010

Con “Fai il pieno di cultura” attività e incontri per conoscere e apprezzare il nostro territorio

Una tre giorni di eventi per avvicinarsi all’arte, alla natura, alla storia locale e ancora per acquisire elementi per far crescere in un ambiente stimolante i nostri figli. Il significato poliedrico del termine cultura sarà ben illustrato nell’ultimo week-end di settembre in occasione della manifestazione “Fai il pieno di cultura”, promossa dalla Regione Lombardia. Giunta ormai alla sua terza edizione, la manifestazione prevede oltre 300 eventi realizzati nelle 12 province lombarde.

Particolarmente denso il calendario degli appuntamenti in Alta Valtellina: mostre, spettacoli, visite guidate di carattere sia storico sia naturalistico, laboratori per bambini e famiglie. Un’offerta molto eterogenea, resa possibile dall’attiva cooperazione degli enti e delle associazioni presenti sul territorio. Numerosi eventi in programma riguarderanno i giovanissimi e il loro rapporto con la lettura, naturalmente mediato dalle figure genitoriali.

Venerdì 24 settembre alle ore 14.30, presso la scuola dell’infanzia di S. Rocco a Livigno, e sabato 25 settembre alle ore 14.00, al palazzo comunale di Sondalo, Rita Valentino Merletti e Paola Bertolina illustreranno il progetto “Nati per leggere”; la prima in qualità di madrina di questa campagna in Italia, la seconda quale bibliotecaria membro del gruppo di lavoro provinciale. Il progetto Nati per leggere, che ha preso avvio nel 1999, ha l’obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Molteplici i vantaggi derivanti dalla semplice abitudine di prendere in braccio i propri figli per leggere loro un libro, sia sul piano cognitivo sia della relazione.

E dopo una presentazione più prettamente teorica, i genitori avranno modo di sperimentare da subito la pratica. Presso il Mulino Salacrist a Bormio sarà allestita una mostra con le risorse bibliografiche scelte dal gruppo di lavoro provinciale che rientrano nel progetto “Nati per leggere” e disponibili al prestito in tutte le biblioteche dell’Alta Valtellina. Libri morbidi e cartonati, con inserti da toccare, per avvicinare i piccoli al libro come a un gioco; o ancora volumi con filastrocche o brevi storie per trasmettere ai piccoli la musicalità della lingua. La mostra resterà aperta al pubblico venerdì 24 dalle ore 16.30 alle 18.30 e nella giornata di sabato 25 dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 18.30.

Il programma prevede anche un momento di attività rivolta proprio ai bambini dai 3 ai 6 anni, accompagnati dai genitori. Sempre al mulino Salacrist, dalle ore 14.30 alle 16.00 di venerdì 24 si terrà un laboratorio con Emanuela Bussolati, vincitrice del premio Andersen 2010 con il suo libro “Tararì tararera”. Dopo la lettura delle avventure di Piripù bibi, protagonista del libro, i piccoli saranno coinvolti in un’attività manuale; il tutto studiato a loro misura per garantire un pomeriggio divertente e arricchente per bambini, mamme e papà.

In parallelo alla mostra di Nati per leggere, Sondalo ripropone “Per grazia ricevuta: gli ex voto delle chiese di Sondalo”. L’esposizione, curata da Manuela Gasperi, Dario Cossi e Gisella Schena del Centro Studi Storici Alta Valtellina, darà l’occasione di apprezzare le preziose tavolette degli ex-voto, testimonianze di fede ed esempi di arte popolare.

La mostra, allestita presso l’oratorio dei disciplini adiacente alla chiesa di S. Maria Maggiore a Sondalo, sarà visitabile il 24, il 25 e il 26 settembre dalle 15.00 alle 18.00 e dalle 20.30 alle 22.00.

Sondalo ospiterà anche due inusuali quanto interessanti visite guidate all’ospedale Morelli. Considerato negli anni ’30 del secolo scorso il più grande sanatorio d’Europa, esso fa trasparire in ogni suo aspetto l’attento disegno terapeutico che ne ha guidato la costruzione. Sabato 25 settembre alle ore 9.15, Luisa Bonesio dell’Università di Pavia condurrà la visita “L’architettura e il paesaggio dell’ospedale Morelli”;

sempre sabato, alle 14.15, Francesco Cossi, dott. in Scienze Forestali, ne illustrerà l’aspetto più prettamente vegetazionale nella visita intitolata “Il parco dell’ospedale Morelli”.

Esempio di sensibilità e di attenzione degli enti locali nei confronti di strutture ed edifici storici  è anche l’inaugurazione, che fa seguito a un intervento conservativo, delle antiche ferriere di Premadio, in programma per sabato 25 settembre alle ore 17.00. La storia e le modalità di funzionamento di questo complesso siderurgico, che ancora oggi testimonia la significativa attività di estrazione e lavorazione del ferro condotta in Valdidentro sin dal Medioevo, saranno illustrati nel corso di una conferenza in loco da Lorenza Fumagalli e Stefano Zazzi.

Ma la storia e la cultura locale non può prescindere dall’aspetto naturalistico del nostro territorio che ha condizionato e contribuito a forgiare abitudini, attività e mentalità delle popolazioni locali. Da qui una serie di appuntamenti che vedono l’ambiente naturale come protagonista.

Sabato 25 settembre alle ore 21.00 nella sc’tua granda di palazzo de Simoni a Bormio, Giacomo Occhi appassionerà i presenti con le letture tratte da “Cose della montagna e della caccia” di Attilio Peloni, regalando uno spaccato di vita dell’Alta Valtellina nella prima metà del secolo scorso.

Nello stesso edificio, precisamente nei locali adibiti a Museo civico, venerdì 24 alle ore 17.00 avrà luogo il gioco didattico “A caccia di animali”, destinato ai bambini dai 7 agli 11 anni. Un itinerario attraverso le opere d’arte conservate nel museo alla ricerca degli animali in  esse rappresentati.

Destinato a famiglie anche con bambini piccoli sono invece le attività laboratoriali proposte al Centro visite del Parco Nazionale dello Stelvio a S. Antonio Valfurva e presso la Riserva Naturale del Paluaccio di Oga.

Il Parco Nazionale dello Stelvio, propone, nella sala multimediale del nuovo centro visite, due laboratori per famiglie, curati dalla biologa Anna Pisapia. Venerdì 24 settembre alle 16.30 sarà la volta di “Giochiamo con i suoni”, un percorso attraverso i rumori della natura. Sabato alle ore 10.00, invece, con il  laboratorio “Il cugino d’America” sarà trattata in modo ludico la tematica sempre più attuale dell’immissione di specie, intenzionale o accidentale, in territori diversi da quelli di origine.

Nella tre giorni di cultura sarà dato spazio anche ad una piccola riserva del nostro territorio. Sabina Colturi, biologa, sabato 25 alle ore 14.30 accompagnerà i visitatori nel cuore della riserva naturale del Paluaccio di Oga. Area umida dalla storia millenaria nasconde tra la sua vegetazione specie di origine sub-artica e boreale, piante carnivore e particolari muschi che, con il passare dei secoli, hanno dato origine all’imponente accumulo di torba.

Particolarmente suggestiva la proposta del Museo Vallivo “Mario Testorelli” e della Biblioteca comunale di Valfurva. Sabato 21 settembre alle ore 21.00 il museo aprirà le porte per dare vita a “Bianca e nera, una notte al museo!”, serata di letture animate, giochi di ombre e filastrocche di un tempo. Momenti dal sapore antico che culmineranno nella assegnazione del titolo di Superlettori ai bambini che hanno aderito ad una gara di lettura promossa dalle biblioteche dell’Alta Valtellina. A tutti i bambini di Valfurva sarà data l’opportunità di trascorrere l’intera nottata al museo (avranno precedenza i partecipanti al concorso SuperElle).

“Fai il pieno di cultura” si traduce quindi in tante attività e altrettanti spunti di approfondimento; e il tutto gratuito e a portata di mano… aspetto che assume particolare rilievo nel nostro territorio, spesso considerato marginale in termini di offerta culturale. Tuttavia, è doveroso sottolineare il forte impegno nella promozione di attività di interesse culturale messo in atto dagli enti locali negli ultimi anni. Se da un lato, tali proposte ampliano l’offerta turistica del comprensorio, dall’altro vanno a vantaggio delle popolazioni locali e delle nuove generazioni, che hanno sempre più opportunità per conoscere e apprezzare le proprie radici culturali. “Fai il pieno di cultura” si propone quindi quale “estratto” dell’offerta culturale locale. L’invito di Regione Lombardia, enti e associazioni locali, è dunque quello di  approfittare di questa iniziativa, scegliendo il menù culturale che più soddisfa interessi, curiosità e passioni dei singoli.

In concomitanza a “Fai il pieno di cultura”, il Consiglio d’Europa propone Le giornate europee del patrimonio culturale, iniziativa che vede 49 Paesi festeggiare all’unisono le bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche del continente. Anche in questo contesto, molto più amplificato, si intende favorire la maturazione di una consapevolezza di appartenenza culturale, pur declinata nelle diverse entità.
In Italia, il Ministero dei beni culturali e ambientali, con lo slogan “Italia, tesoro d’Europa”, attraverso manifestazioni, aperture straordinarie di musei e biblioteche, itinerari naturalistici, storici e eno-gastronomici, cercherà di enfatizzare l’importanza della cultura nazionale nel contesto continentale.

In provincia di Sondrio il Parco delle incisioni rupestri di Grosio, le città di Sondrio e Morbegno oltre a Teglio e Talamona aderiranno con convegni e mostre a entrambe le iniziative.

Comunicato stampa Ufficio Cultura Comunità Montana Alta Valtellina

Sondalo: successo per le conferenze storiche del’estate 2010

Sondalo: successo per le conferenze storiche del’estate 2010.

Pubblicato 6 settembre 2010 da geofilosofia in Iniziative & News

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