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REGIONIS FORMA PVLCHERRIMA. Percezioni, lessico, categorie del paesaggio nella letteratura latina, Padova 15-16 marzo 2011

Convegno di Studio

REGIONIS FORMA PVLCHERRIMA

Percezioni, lessico, categorie del paesaggio nella letteratura latina

Università degli Studi di Padova

Palazzo Bo, 15-16 marzo 2011

 

Al termine di un percorso di ricerca biennale (progetto di Ateneo 2009), il convegno presenta i risultati di un’indagine sistematica sulla concezione del paesaggio nel mondo latino in prospettiva letteraria e culturale. Nell’esplorazione dei testi antichi, condotta oltre i limiti imposti dai topoi retorici, gli strumenti della filologia sono stati fatti interagire con quelli della geografia e dell’ecologia al fine di realizzare una comprensione globale del paesaggio nel mondo romano.

L’analisi testuale, infatti, illuminata dalle indicazioni di geografi ed ecologi e stimolata dal confronto con ospiti esterni durante un workshop intermedio (15 giugno 2009), si è focalizzata su alcuni punti qualificanti: la percezione, la visione e la costruzione – reale e immaginaria – dello spazio, l’individuazione di costanti di rappresentazione, la valutazione delle scelte lessicali e stilistiche di composizione del paesaggio.

La rassegna degli autori classici presi in esame (dal I sec. a.C. al V secolo d.C.) ha consentito di trattare la materia anche in un’ottica diacronica e quindi di accertare gli aspetti di continuità e di innovazione fino al tardoantico. Per questo il convegno si propone da lato un aggiornamento sul tema e dall’altro, tramite il coinvolgimento di studiosi di diverse discipline, cerca di offrire alla discussione una visuale molto ampia, capace di abbracciare e superare i tradizionali confini del locus amoenus.

 

Programma

15 marzo – Archivio Antico

 

9.00 saluti del Direttore del Dipartimento di Scienze del Mondo Antico Paolo Scarpi

 

Presiede la sessione Emilio Pianezzola

9.30 Mauro Varotto Oltre il locus amoenus: le diverse geografie del paesaggio latino

10.00 Martina Elice Le parole del deserto: sconfinamenti lessicali

10.30 Gianluigi Baldo L’angulus oraziano: lessico, descrizioni, visioni

11.00 coffee break

11.30 Novella Cesaro Percorsi dello sguardo: Catullo, Tibullo e Properzio

12.00 Antonella Duso I luoghi del racconto e del lamento nell’elegia ovidiana

 

Presiede la sessione Claudio Marangoni

15.00 Elena Cazzuffi Vedute, itinerari, cataloghi e descrizioni geografiche nei Carmina minora di Claudiano

15.30 Giovanni Ravenna Facies decora campestris: riflessioni su Cassiodoro

16.00 Romeo Schievenin Spazio e paesaggio nell’epistolografia latina

 

16 marzo – Aula Nievo

 

Presiede la sessione Fabio Lando

9.00 Gianumberto Caravello Il punto di vista dell'ecologo

9.30 Almo Farina Il paesaggio cognitivo: utilitas et voluptas

10.00 Luisa Bonesio Il contributo della letteratura latina alla comprensione moderna del paesaggio

10.30 Franco Farinelli Il modello di paesaggio nella letteratura: definizioni e funzioni

11.00 coffee break

11.30 Tavola Rotonda coordinatore Gianluigi Baldo

 

 

 

Sede del Convegno

Università degli Studi di Padova
Palazzo Bo, Archivio Antico – Aula Nievo
via VIII febbraio, 2
35122 Padova

 

per informazioni

Gianluigi Baldo gianluigi.baldo@unipd.it
Elena Cazzuffi elena.cazzuffi@unipd.it
Dipartimento di Scienze del Mondo Antico
http://www.mondoantico.unipd.it
Tel: 049 827 4513

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Pubblicato 28 febbraio 2011 da geofilosofia in Iniziative & News, Paesaggio, Terra

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Acque di Valtellina

Marco Vitale

ACQUE DI VALTELLINA, RIVISITATE

Chiare, fresche e dolci acque.
Francesco Petrarca

Qualche anno fa mi è capitato di studiare, con una certa profondità, il sistema delle acque di Valtellina, soprattutto dal punto di vista delle implicazioni economiche dell’utilizzo idroelettrico di tali acque.
Quest’anno, approfittando di un non breve soggiorno in Valtellina ho sentito l’esigenza di rivisitarne il tema e riassumo qui il risultato di tale rivisitazione.

(a) Le origini del Far West
La Valtellina è ricchissima di corsi d’acqua di ogni tipo. Il principale corpo idrico della Provincia di Sondrio è il fiume Adda che con i suoi 313 Km di corso è il più lungo affluente d’acque del Po, con una portata media alla confluenza inferiore solo a quella del Ticino. Questa ricchezza d’acqua fu benefica ma anche malefica, perché numerosissime furono le piene e le inondazioni che colpirono la Valle. A metà dell’800 Venosta scrisse che in Valtellina gli uomini e le acque si disputano il territorio. Fu quindi logico che le società elettriche sviluppassero forti impianti idroelettrici in Valtellina, più o meno a partire dagli anni ’30 del secolo scorso. Anche questo con tanti effetti positivi e qualche effetto negativo. Ma se vogliamo sintetizzare in una immagine la gestione delle acque in Valtellina, nel corso di tutto il ‘900 l’espressione più appropriata è : Far West. Questa espressione che mi è venuta spontanea osservando i comportamenti nel lungo periodo dei “padroni” delle acque valtellinesi è, per straordinaria coincidenza, uguale a quella usata da Vandana Shiva, la scienziata indiana che più si è battuta per i diritti idrici, che parla di economia dei cowboy e che ha detto: “la creazione di un mercato non gestito della collettività ci riporta al Far West; la democrazia si fonda su questo bene comune”. In Valtellina i concessionari ricchi, potenti, competenti, organizzati, hanno sempre fatto quello che volevano con amministrazioni pubbliche, deboli, ignoranti, succubi e, talora, corrotte. Come nel Far West dove i grandi e forti allevatori facevano quello che volevano, costruivano ma depredavano, creavano ma spogliavano chi non stava con loro, e sterminarono gli indiani. E se qualcuno si metteva per traverso lo ammazzavano o lo facevano ammazzare dallo sceriffo corrotto. Intendiamoci: l’epopea della creazione dell’industria idroelettrica in Valtellina (che di vera e propria epopea si tratta) è, nell’insieme, un’epopea con bilancio positivo . Le imprese idroelettriche hanno investito, hanno creato, negli anni dei cantieri, molti posti di lavoro, hanno contribuito a imbrigliare le selvagge acque che precipitando dai monti creavano, con grande frequenza, rovinose inondazioni. Hanno contribuito alla modernizzazione della Valle. Ma si sono anche portate via un ritorno incredibile che continua e che, con il passare degli anni, diventa sempre più alto. E non hanno avuto riguardo per niente e per nessuno, che non fosse il loro massimo profitto, sacrificando ambiente, ecologia, portata dei fiumi, rispetto degli altri utilizzatori della preziosa risorsa idrica. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 30 settembre 2010 da geofilosofia in Acqua

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Acqua, paesaggio, governance del territorio

Luisa Bonesio

L’IMPATTO PAESAGGISTICO DEL PRELIEVO DELLE ACQUE IN PROVINCIA DI SONDRIO


1. Posizione metodologica della questione

1.1 Per affrontare il problema del prelievo delle acque nella Provincia di Sondrio e valutare opportunità o inopportunità di ulteriori concessioni, è necessario delineare preliminarmente un quadro di riferimenti concettuali, oggi largamente condivisi a livello mondiale, in cui contestualizzare la questione Anche il caso specifico in oggetto, infatti, non è che una fattispecie di una questione globale, la cui urgenza ineludibile impone di non fare ricorso solo ad analisi – peraltro indispensabili – condotte in termini quantitativi e astratti da contesti di riferimento più ampi, ma di rendersi consapevoli dell’inserimento di questa problematica in un orizzonte più ampio, tanto a livello dei nessi oggettivi e sistemici che rimandano a una complessa pluralità di elementi, quanto a livello dei significati culturali, identitari e immateriali, e da ultimo a livello delle ricadute in una serie di altri ambiti, di rilevanza economica, comunitaria e comunicativa (turismo). Leggi il seguito di questo post »

L’acqua, un esercizio di lettura epocale

Luisa Bonesio

SPARTIACQUE


“La cosa più molle al mondo si precipita contro la cosa più dura al mondo. Niente al mondo è più molle e debole dell’acqua; ma nell’avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla. Senza sostanza, essa penetra in ciò che non ha interstizi. La cosa diventa facile per essa grazie a ciò che non esiste.
Così io so che il Non-agire ha il sopravvento”
.

Lao-Tzu, Tao-tê-ching, XLIII.

Sentieri interrotti dalla furia dei torrenti e ponti rimasti senza fiume

Alla natura pietrosa e immota della montagna sembra fare da complemento, ma anche da antitesi simbolica, quella scorrente e fluida delle acque: in realtà, nel destino storico delle regioni di montagna, fra intelaiatura rocciosa e scorrere di acque si è mostrata una coappartenenza che va aldilà dell’ovvio dato geomorfologico. Intanto: per indicare una frontiera, l’immagine dello spartiacque è molto più che una metafora. Le acque con il loro defluire, tracciano confini e individuano regioni: basta pensare alla formazione stessa di una valle, e a come questa coappartenenza profonda di luogo e di acque si trovi ancor oggi in moltissimi toponimi, particolarmente nelle aree di montagna. Dopo l’alluvione del 1987 in Valtellina, probabilmente, la prima connotazione simbolica delle acque montane che balza alla mente è quella della distruttività: pioggia, infiltrazioni nel terreno instabile, frane, creazione improvvisa di nuovi tracciati di fiumi, di laghi e acquitrini. Eppure basterebbe osservare il paesaggio di una valle, con i suoi innumerevoli conoidi e rovinacci, per comprendere che, ad allearsi distruttivamente con la furia delle acque, e a renderla possibile, spesso è proprio un aspetto della montagna che inconsciamente rimuoviamo, appunto in quanto apparentemente non omogenea al simbolismo roccioso: la instabilità della roccia. Le montagne possono fendersi e divallare, scendere “come” le acque. Le generazioni andate ne possedevano una precisa consapevolezza, che si può leggere nella disposizione dei paesi e delle antiche vie di comunicazione. Oggi, perduta in gran parte questa consapevolezza, sembra che l’acqua rappresenti solo una minaccia potenziale, da cui occorre difendersi, con opere cementizie che stanno arrecando gravi danni al paesaggio. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato 18 settembre 2010 da geofilosofia in Acqua

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