Mostra “Dal mal sottile alla tubercolosi resistente” – Bormio, 22 luglio – 4 agosto 2013

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Pubblicato 12 luglio 2013 da geofilosofia in Senza categoria

Visite guidate ed eventi al Villaggio Morelli: stagione estiva 2013

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Apri il pieghevole con gli itinerari e i luoghi di maggior interesse: brochure_18-06-13 per web

Per il ritorno al territorio, bene comune La società dei territorialisti e delle territorialiste ai candidati delle elezioni del 24 febbraio 2013: un appello

 

Per il ritorno al  territorio, bene comune

La società dei territorialisti e delle territorialiste ai candidati delle  elezioni del 24 febbraio 2013: un appello

 

  • La Società dei territorialisti e delle territorialiste, tra i cui promotori figurano studiosi di varie discipline, dalla storia all’archeologia e  all’economia, dall’urbanistica alla sociologia, dalle scienze agrarie alla geografia, dalla geologia al diritto e alla filosofia (www.societadeiterritorialisti.it), denuncia come la cultura politica dominante nella  attuale competizione elettorale consideri ancora il territorio come mero supporto fisico delle attività produttive e dell’urbanizzazione, anziché assumerne i significati di risorsa, di identità e di opportunità, vale a dire di patrimonio, come base su cui fondare nuove politiche anticrisi. Il ritorno al territorio, quale ricostruzione delle basi materiali di nuove forme di produzione della ricchezza è stato alla base del New Deal keynesiano dopo la crisi del  ’29, di cui il progetto rooseveltiano della ricostruzione delle condizioni ambientali, produttive, agricole, energetiche, sociali della  Tennessee Valley (TVA), è stato l’esempio paradigmatico. A partire dalla  crisi del 2008, crescita, crescita, crescita, senza aggettivi, continua invece ad essere il ritornello del dibattito politico e elettorale, mentre i Governi nazionali sostengono banche e multinazionali, le stesse responsabili della crisi finanziaria globale. Dalla crisi non si può uscire adottando gli stessi paradigmi che l’hanno generata.
  • Anche le recenti politiche messe in atto in Italia per fronteggiare la crisi hanno marcato questa esclusione del territorio, del paesaggio e dell’ambiente, con la conseguenza di un territorio più vulnerabile, più fragile, spesso ferito e offeso. Riteniamo essenziale una ricomposizione dei saperi verso una nuova attenzione alla cultura dei luoghi,  al territorio come bene comune, su cui le nostre civiltà hanno fondato il proprio benessere, la propria riproduzione, il proprio sviluppo. La rottura di questa coevoluzione fra insediamento umano e ambiente nel mito della sovradeterminazione della crescita economica è concausa del progressivo distacco, nei processi di globalizzazione, tra la crescita stessa e il benessere sociale; dell’abnorme consumo di suolo che accompagna l’espansione smisurata delle urbanizzazioni e della scarsità di cibo; dell’incalzante crisi dell’ambiente e della sicurezza del territorio amplificata dai cambiamenti climatici; dell’allontanamento progressivo dei centri decisionali  dalla capacità di controllo e governo delle comunità locali e dei loro ambienti di vita.
  • Per invertire gli esiti catastrofici di questo processo deve e può essere recuperata una capacità di una visione strategica incardinata sulla   ricostruzione di una cultura e un pensiero del territorio, ai quali facciano seguito politiche di buongoverno territoriale. Per l’Italia in particolare, la cultura del territorio si fonda storicamente su una grande varietà di identità regionali e locali e sulla presenza diffusa di un ricco patrimonio culturale e ambientale: la molteplicità dei paesaggi rurali, la stratificazione millenaria delle città storiche, il policentrismo delle reti insediative e infrastrutturali. Un buon governo che sappia valorizzare questo ricco patrimonio territoriale, integrando politiche culturali, ambientali, economiche e sociali, rappresenta oggi la sfida essenziale per l’innovazione delle politiche pubbliche.

 

  • In questa direzione  e in controtendenza alle politiche istituzionali, la centralità del patrimonio territoriale è presente in modo capillare e diffuso nelle sempre più numerose esperienze di cittadinanza attiva (comitati, movimenti, pratiche dell’abitare e del produrre di tipo comunitario e solidale, enti pubblici territoriali virtuosi). Questa centralità assegnata al territorio, ai suoi saperi e sapienze, induce comportamenti di cura, manutenzione e valorizzazione, verso una conversione ecologica e territorialista dell’economia, basata sulle peculiarità dei territori, sulla “coralità produttiva dei luoghi” e su nuove forme di coscienza civica. Queste esperienze diffuse sollecitano una visione politica in cui la cura dei mondi di vita vissuta in comune riacquista centralità, riconoscendo l’abitante competente e la pratica della partecipazione come basi di una rinascita della democrazia, capace di svincolare la nostra società dai meccanismi spesso rovinosi dell’economia globale.
  • La sfida del ritorno al territorio come bene comune che la Società dei territorialisti e delle territorialiste propone al dibattito pubblico si articola nelle seguenti quattro proposte:

 

  1. 1.      Il ritorno alla terra

Un intero ciclo di sviluppo fordista si è basato, dal secondo dopoguerra, sull’esodo dalle campagne, dai molti ‘Sud’ alpini e appenninici verso le aree metropolitane di pianura e le coste. Un primo punto programmatico è l’attivazione di politiche e progetti per un controesodo che realizzi un nuovo popolamento rurale.

Questo popolamento deve perseguire obiettivi su due fronti:

a) l’elevamento della qualità della vita urbana: nutrire le città con cinture agricole peri-urbane produttrici di  cibo sano a km zero (orti, frutteti, giardini, fattorie didattiche, mercati locali) e estesi parchi agricoli multifunzionali; elevare la qualità abitativa delle periferie (standard di verde agricolo “fuori porta” fruibile); riqualificare i margini urbani (qui finisce la città, là comincia la campagna); salvaguardare le città dalle conseguenze sempre più catastrofiche del dissesto idrogeologico;

b) l’elevamento della qualità della vita e della produzione del  mondo rurale: fermare i processi di deruralizzazione; ridare dignità alle attività primarie e al modo di produzione contadino, denso di saperi riparativi dei disastri ambientali e sociali dell’agroindustria, attraverso i suoi intrinseci caratteri multifunzionali; ridurre  l’impronta ecologica con la chiusura locale dei cicli dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia, dell’alimentazione; elevare la qualità ambientale (salvaguardia idrogeologica, qualità dell’aria, dell’acqua, delle reti ecologiche e del paesaggio).

I percorsi delineati del ritorno alla terra restituiscono un ruolo centrale  ai paesaggi rurali storici con le loro sapienti regole ambientali, idrogeologiche, ecologiche, produttive, in grado di dare indicazioni per la multifunzionalità dell’agricoltura, per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e garantire una sostanziale sovranità alimentare alle comunità locali e al nostro Paese nel suo complesso.

 

  1. 2.      Il ritorno alla montagna

Il 78% del territorio nazionale è collinare e montano: il ritorno alla terra assume perciò questa centralità ambientale e culturale.

Veniamo da una civilizzazione industriale matura (fordismo) che ha fatto delle pianure, dei fondovalle, delle coste il proprio campo di battaglia, seppellendone il territorio, l’ambiente, il paesaggio sotto i propri capannoni prefabbricati e le «fabbriche verdi» dell’agroindustria, desertificando il territorio montano e, in parte, quello collinare con il dilagare di  seconde case, impianti sportivi, alberghi, riforestazione spontanea e disastri idrogeologici. Il ritorno alla montagna, ad abitare le valli alpine e appenniniche e gli entroterra costieri, è un ‘controesodo’ culturale verso una società agro-terziaria avanzata che sappia riconoscere il valore di “retroinnovazione” del proprio patrimonio ambientale e culturale.

Le politiche pubbliche integrate da attivare per favorire questo controesodo nelle aree interne  riguardano: una nuova visione della mobilità,  delle infrastrutture e dei  servizi di rete per i piccoli centri, i borghi, le case rurali; l’accesso ai servizi urbani; politiche per le abitazioni e le reti culturali per i giovani agricoltori; per lo sviluppo di  tecnologie, filiere produttive appropriate e dei mercati locali.

 

3.   Il ritorno alla città

L’urbanizzazione contemporanea nelle sue molteplici declinazioni di città diffusa, sprawl urbano, ville éparpillee, ville éclatee, città infinita, rururbanizzazione e cosi via, ha distrutto il valore antropologico riconosciuto all’ars aedificandi dalla civilizzazione urbana occidentale, dalla polis, al municipium, al libero comune, alla città moderna. Questa dissoluzione del concetto di città, che ha il suo acme nella megacity, interpretata in molti rapporti ufficiali come il futuro innovativo per 7 miliardi di abitanti, rappresenta per noi al contrario una tendenza catastrofica di mort de la ville, insieme all’erosione progressiva dei suoli fertili. Rispetto a questa tendenza  proponiamo la ricerca di  forme nuove, alternative di organizzazione del territorio che restituiscano agli abitanti l’urbanità, lo spazio di relazione, la qualità della vita urbana e ai milieu urbani la capacità di innovazione. La ricostruzione di reti di città policentriche in cui rinascano spazi e funzioni pubbliche, relazioni di prossimità, qualità ambientale, relazione sinergiche con il proprio territorio rurale,  sulle ceneri delle sconfinate conurbazioni periferiche.

 

4.  La crescita di sistemi socioeconomici locali

La riflessione sulle prime tre declinazioni del ritorno al territorio richiede di focalizzare la sfida su nuove forme di produzione della ricchezza, che sappiano trarre dalla ricostruzione dei beni patrimoniali locali le basi materiali della produzione di valore aggiunto territoriale. Nuove forme di intrapresa economica, adatte a promuovere  i sistemi locali territoriali e forme di scambio solidali, a mettere in valore e a gestire beni comuni territoriali, ambientali e paesaggistici,  richiedono ruoli nuovi del governo del territorio nella ricerca di diversi sistemi socioeconomici, nella consapevolezza che investire in territorio, ambiente e paesaggio può produrre nuova ricchezza durevole, ovvero nuove forme di reddito, di attività produttive, di servizi ecosistemici e sociali. Alla base di questi sistemi produttivi sta la sovranità energetica: una nuova forma di produzione che deriva da peculiari mix energetici locali fondati sulla valorizzazione integrata delle risorse naturali e territoriali in coerenza con la valorizzazione ambientale e del paesaggio. Non basta, per la conversione alla  green economy, passare dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili (che anzi determinano con i grandi impianti nuovi degradi ambientali e paesaggistici): occorre che queste risorse siano gestite in forme diffuse con la partecipazione consapevole delle popolazioni e dei governi locali, e che tutto ciò contribuisca a costruire le condizioni dell’autogoverno delle comunità territoriali.

Gennaio 2013

Per il Comitato scientifico della Società dei Territorialisti

 

Alberto Magnaghi       (urbanista, Emerito, Università di Firenze)

Giacomo Becattini       (economista, Emerito, Università di Firenze) 

Piero Bevilacqua          (storico, ordinario Università La Sapienza, Roma)

 Stefano Bocchi,           (agronomo, ordinario Università degli Studi di Milano)

Mariolina Besio,           (urbanista, ordinario Università di Genova)   

Luisa Bonesio,              (filosofa del paesaggio, associata, Università di Pavia)

Paola Bonora,               (geografa, ordinario, Università di Bologna)

Lucia Carle                   (storica e antropologa, Università di Firenze e EHESS, Parigi)

Pier Luigi Cervellati    (architetto, già ordinario IUAV Venezia)

Mauro Chessa               (geologo, presidente della Fondazione dei Geologi della Toscana)

Sergio De La Pierre,     (sociologo delle comunità territoriali.)

Giorgio Ferraresi          (urbanista, già ordinario, Politecnico di Milano

Angelo Marino              (geografo, presidente Società di Ecofilosofia, Treviso

Ottavio Marzocca         (filosofo, Associato Università di Bari)

Luca Mercalli                (climatologo, Presidente Società Meteorologica Italiana)

Giorgio Nebbia              (emerito, Università di Bari)

Aimaro Oreglia d’Isola (architetto, Emerito del Politecnico di Torino)        

Giancarlo Paba              (urbanista, Ordinario, Università di Firenze)

Rossano Pazzagli           (storico, Associato Università del Molise)

Pier Paolo Poggio,         (direttore della Fondazione Luigi Micheletti, Brescia)

Daniela Poli                   (urbanista, associata Università di Firenze)

Massimo Quaini            (geografo, Ordinario Università di Genova)

Saverio Russo                (direttore del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Foggia)

Enzo Scandurra            (urbanista, Ordinario Università La Sapienza, Roma)

Gianni Scudo                 (tecnologo, Ordinario Politecnico di Milano)

Giuliano Volpe              (archeologo, Rettore Università di Foggia)

 

 

Pubblicato 27 gennaio 2013 da geofilosofia in Senza categoria

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L’industria nelle Alpi, tra memoria e fenomeni di patrimonializzazione, dall’Otto al Novecento L’industrie dans les Alpes, entre mémoire et phénomènes de patrimonialisation, XIXe-XXe siècles

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L’industria nelle Alpi, tra memoria e fenomeni di patrimonializzazione, dall’Otto al Novecento
Giornate di studio, Mendrisio-Losanna 2011-2013

Nelle Alpi, la creazione di un immaginario centrato sulle categorie del pittoresco e sublime ha alimentato, fin dal XVIII secolo, una diffusa sensibilità verso il loro patrimonio paesaggistico e naturalistico.
Altri aspetti della realtà storica alpina sembrano invece essere rimasti in ombra. Così, ancorché ne abbiano punteggiato assai densamente il territorio e ne abbiano segnato in modo significativo il paesaggio sociale – basti ricordare le diffuse esperienze della seconda rivoluzione industriale che nelle Alpi hanno dato luogo a un modello operaio in bilico tra vita contadina e vita di fabbrica – le svariate attività industriali (e i gruppi sociali che le animano) sembrano in larga misura escluse dalle rappresentazioni del territorio alpino, né tantomeno sembrano aver contribuito alla loro costruzione identitaria. Le molteplici esperienze (proto)industriali che sono cresciute nelle Alpi fin dal XVIII secolo sono perlopiù apparse come forme a loro estranee, se non addirittura in contrasto con la realtà contadina e rurale della montagna e della sua cultura, sia essa materiale o “immateriale”. Ciò sembra spiegare un prolungato atteggiamento di indifferenza verso le tracce industriali nelle Alpi e il loro ruolo nella definizione di una coscienza territoriale in cui la memoria non sia affidata solo alle persone ma anche ai luoghi.
Più recentemente, la riscoperta del passato industriale delle Alpi si è talvolta tradotta in un processo di “patrimonializzazione”. Si tratta di un processo selettivo poiché se in alcuni casi le tracce industriali sono state oggetto di protezione, salvaguardia e di valorizzazione (sovente con intenti turistici), in altri casi – soprattutto quelli che hanno avuto ricadute più pesanti sul territorio – tali esperienze sono state rimosse dalla “memoria ufficiale” e dalle rappresentazioni collettive una volta che le loro funzioni produttive si sono esaurite.
Alla luce di questi aspetti, le giornate di studio proposte dall’Università di Losanna e dal Laboratorio di Storia delle Alpi dell’Università della Svizzera italiana si prefiggono di analizzare le forme della memoria e i fenomeni di
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patrimonializzazione dell’industria nel mondo alpino e di verificare in quale misura e attraverso quali forme le attività industriali hanno rappresentato delle occasioni di elaborazione e rappresentazione culturale a livello locale e a scala nazionale.
La proposta si sviluppa su due piani di riflessione. Con il primo ci si prefigge di indagare le articolazioni tra forme di memoria e di patrimonializzazione e le riflessioni su una possibile identità alpina. Con il secondo, che includa la storia industriale delle Alpi negli ultimi due secoli, si intende verificare l’evoluzione delle forme di memoria e di patrimonializzazione e se esiste un legame diretto tra le prime e le seconde.
Alla base di questo approccio vi è la volontà di verificare come e in quale misura la formazione di un atteggiamento favorevole alla patrimonializzazione del fenomeno industriale derivi da un’assimilazione dell’industria in quanto risorsa e veicolo di valori economici, sociali e culturali condivisi da un territorio.
In ultima istanza, questa iniziativa si propone di promuovere una piattaforma di incontro con la quale analizzare attraverso quali forme e modalità le rappresentazioni identitarie (interne o esterne) delle società alpine hanno integrato il loro passato industriale.
Organizzazione
L’iniziativa si muove attorno a una prospettiva pluridisciplinare e intende valorizzare una lettura comparativa che inglobi la dimensione geografica e quella settoriale del mondo industriale. Essa si struttura in quattro giornate di studio ognuna delle quali sarà dedicata a un aspetto specifico della costruzione delle patrimonializzazioni dell’industria alpina. Esse saranno precedute da un incontro introduttivo volto a illustrare e dibattere i presupposti teorici e contenutistici dell’iniziativa.
• Giornata introduttiva (Mendrisio, 21 ottobre 2011)
La giornata introduttiva, articolata attorno a una serie di conferenze e una tavola rotonda, si prefigge di illustrare e concettualizzare le nozioni di patrimonio e di patrimonializzazione in modo da coglierne la loro storicità, come pure i molteplici significati e i diversi usi da parte di varie discipline delle scienze umane, dalla storia alla geografia, dalla filosofia all’antropologia.
Con questa giornata introduttiva si intendono precisare i vari angoli di lettura attraverso i quali cogliere il senso e il significato dei fenomeni di patrimonializzazione di una realtà – quella industriale – che nel contesto alpino è stata a lungo percepita come “estranea” o quanto meno lontana dalle sensibilità e dall’immaginario contemporanei. Quali strumenti offrono le diverse discipline per affrontare l’analisi della costruzione del fatto patrimoniale e l’articolazione tra memoria e patrimonio? Quali sono i fattori della costruzione identitaria da considerare in tale analisi?
• Seminario I. Pratiche di integrazione territoriale (Primavera 2012)
In questo seminario si intendono analizzare i molteplici processi di natura sociale, politica e culturale attraverso i quali le industrie si sono integrate nel tessuto territoriale alpino, evidenziando nel contempo le reazioni a questi processi sia sul piano individuale che su quello collettivo. Oggetto delle analisi sono, ad esempio, le pratiche di stabilizzazione e di “fidelizzazione” della manodopera messe in atto dalle imprese industriali (siano esse private o promosse da enti pubblici), come pure le strategie del paternalismo imprenditoriale, ma anche le iniziative volte a creare immagini di identificazione reciproca tra la realtà locale e regionale e l’impresa industriale attraverso forme di auto-rappresentazione (ad esempio la pubblicità o pubblicazioni commemorative).
• Seminario II. La memoria del lavoro: lo sguardo dall’interno (Autunno 2012)
Al centro dell’attenzione di questo seminario vi sono le dinamiche della trasmissione della memoria e della storia del lavoro industriale. In particolare, si intende verificare e discutere in quale modo e in quale misura i mutamenti economici, tecnologici e sociali succedutisi nel corso del XX secolo, abbiano influenzato tali dinamiche. Un’attenzione particolare verrà data ai processi di deindustrializzazione nelle sue varie forme (ristrutturazione delle filiere produttive, destrutturazione del tessuto socio-economico locale, terziarizzazione dell’economia, fenomeni di delocalizzazione, …) e al loro impatto sulla memoria industriale. Essi offrono lo spunto per l’analisi e la discussione di diversi quesiti: cosa resta nel ricordo dei lavoratori e della popolazione del passato industriale? Quali gli elementi di una realtà industriale valorizzati in senso identitario? Quali le correlazioni tra la memoria e il territorio (luoghi di memoria)?
• Seminario III. La memoria del lavoro: lo sguardo dall’esterno (Primavera 2013)
Il terzo seminario affronta la memoria del lavoro e le sue molteplici rappresentazioni attraverso gli sguardi esterni. In particolare, esso intende analizzare quale immagine dell’industria nelle Alpi è stata promossa e veicolata dai vari attori che indirettamente contribuiscono alla costruzione di una memoria collettiva di un territorio. Un’attenzione particolare verrà data ai media (stampa, radio, TV, …), al loro ruolo nell’elaborazione di una memoria industriale specifica, (senza città o senza una classe operaia organizzata), come pure ai tratti e ai contenuti che la caratterizzano (memoria condivisa, integrativa, conflittuale, …). Inoltre, ci si soffermerà sulla posizione del mondo delle istituzioni (discorso politico, politica culturale), così come della scuola (ad es. strumenti didattici e scrittura scolastica) e più in generale della cultura (produzioni letterarie, fotografiche e cinematografiche, forme di impegno delle donne e degli uomini di cultura). Questi molteplici aspetti dovrebbero permettere di interrogarsi sull’esistenza di forme di patrimonializzazione, di costruzione della memoria del fatto industriale e del suo inserimento nella dialettica del “ritardo” e del “progresso” nelle Alpi. Inoltre, essi chiamano in gioco il ruolo dell’industria (in particolare quella pesante) quale simbolo della forza della nazione.
• Seminario IV. Le forme della patrimonializzazione (Autunno 2013)
L’ultimo seminario è dedicato ai fenomeni di patrimonializzazione industriale e alle strategie di conservazione e di valorizzazione, con particolare attenzione ai cambiamenti avvenuti nella seconda parte del XX secolo. Durante i lavori verranno messi in evidenza e analizzati il ruolo dei vari attori promotori della patrimonializzazione industriale: dai musei etnografici agli istituti culturali, pubblici e privati, dai media audiovisivi agli enti responsabili dell’economia turistica, alle industrie stesse. Come si sviluppa la dinamica dei meccanismi di inclusione e di esclusione? Come sono accolte dalla popolazione le varie forme di patrimonializzazione? Come sono integrate o come utilizzano una memoria locale? Quale il carattere innovativo-inventivo di queste produzioni culturali? Infine, in quale modo le forme di patrimonializzazione superano la materialità dei luoghi per raggiungere le azioni dei soggetti e la riflessione sugli effetti, positivi e negativi dell’industria sul territorio?

Valorizzazione
I risultati degli incontri saranno valorizzati attraverso una doppia iniziativa.
La prima consisterà nella pubblicazione degli atti dei seminari. La seconda prevede la realizzazione di una mostra che ripercorre i vari temi degli incontri attraverso un percorso che abbracci le molteplici esperienze dell’arco alpino.
Coordinazione scientifica: Nelly Valsangiacomo (Università di Losanna) e Luigi Lorenzetti (LabiSAlp, Università della Svizzera italiana)

Visite guidate da esperti alla scoperta dell’ex Villaggio Sanatoriale “Morelli” di Sondalo (Sondrio)

locandina visite guidate “Morelli”

REGIONIS FORMA PVLCHERRIMA. Percezioni, lessico, categorie del paesaggio nella letteratura latina, Padova 15-16 marzo 2011

Convegno di Studio

REGIONIS FORMA PVLCHERRIMA

Percezioni, lessico, categorie del paesaggio nella letteratura latina

Università degli Studi di Padova

Palazzo Bo, 15-16 marzo 2011

 

Al termine di un percorso di ricerca biennale (progetto di Ateneo 2009), il convegno presenta i risultati di un’indagine sistematica sulla concezione del paesaggio nel mondo latino in prospettiva letteraria e culturale. Nell’esplorazione dei testi antichi, condotta oltre i limiti imposti dai topoi retorici, gli strumenti della filologia sono stati fatti interagire con quelli della geografia e dell’ecologia al fine di realizzare una comprensione globale del paesaggio nel mondo romano.

L’analisi testuale, infatti, illuminata dalle indicazioni di geografi ed ecologi e stimolata dal confronto con ospiti esterni durante un workshop intermedio (15 giugno 2009), si è focalizzata su alcuni punti qualificanti: la percezione, la visione e la costruzione – reale e immaginaria – dello spazio, l’individuazione di costanti di rappresentazione, la valutazione delle scelte lessicali e stilistiche di composizione del paesaggio.

La rassegna degli autori classici presi in esame (dal I sec. a.C. al V secolo d.C.) ha consentito di trattare la materia anche in un’ottica diacronica e quindi di accertare gli aspetti di continuità e di innovazione fino al tardoantico. Per questo il convegno si propone da lato un aggiornamento sul tema e dall’altro, tramite il coinvolgimento di studiosi di diverse discipline, cerca di offrire alla discussione una visuale molto ampia, capace di abbracciare e superare i tradizionali confini del locus amoenus.

 

Programma

15 marzo – Archivio Antico

 

9.00 saluti del Direttore del Dipartimento di Scienze del Mondo Antico Paolo Scarpi

 

Presiede la sessione Emilio Pianezzola

9.30 Mauro Varotto Oltre il locus amoenus: le diverse geografie del paesaggio latino

10.00 Martina Elice Le parole del deserto: sconfinamenti lessicali

10.30 Gianluigi Baldo L’angulus oraziano: lessico, descrizioni, visioni

11.00 coffee break

11.30 Novella Cesaro Percorsi dello sguardo: Catullo, Tibullo e Properzio

12.00 Antonella Duso I luoghi del racconto e del lamento nell’elegia ovidiana

 

Presiede la sessione Claudio Marangoni

15.00 Elena Cazzuffi Vedute, itinerari, cataloghi e descrizioni geografiche nei Carmina minora di Claudiano

15.30 Giovanni Ravenna Facies decora campestris: riflessioni su Cassiodoro

16.00 Romeo Schievenin Spazio e paesaggio nell’epistolografia latina

 

16 marzo – Aula Nievo

 

Presiede la sessione Fabio Lando

9.00 Gianumberto Caravello Il punto di vista dell'ecologo

9.30 Almo Farina Il paesaggio cognitivo: utilitas et voluptas

10.00 Luisa Bonesio Il contributo della letteratura latina alla comprensione moderna del paesaggio

10.30 Franco Farinelli Il modello di paesaggio nella letteratura: definizioni e funzioni

11.00 coffee break

11.30 Tavola Rotonda coordinatore Gianluigi Baldo

 

 

 

Sede del Convegno

Università degli Studi di Padova
Palazzo Bo, Archivio Antico – Aula Nievo
via VIII febbraio, 2
35122 Padova

 

per informazioni

Gianluigi Baldo gianluigi.baldo@unipd.it
Elena Cazzuffi elena.cazzuffi@unipd.it
Dipartimento di Scienze del Mondo Antico
http://www.mondoantico.unipd.it
Tel: 049 827 4513

Pubblicato 28 febbraio 2011 da geofilosofia in Iniziative & News, Paesaggio, Terra

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VILLAGGIO MORELLI: IDENTITA’ PAESAGGISTICA E PATRIMONIO MONUMENTALE. Convegno internazionale 15-16 ottobre 2010, Sondalo (Sondrio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DELL’EVENTO FANNO PARTE UNA MOSTRA FOTOGRAFICA E UNA RECITA DI PROSE E POESIA A TEMA SANATORIALE, presso la sede del Convegno, il Centro di formazione professionale “VALLESANA”

Cover Mostra fotografica def.

locandina Blusclint